
Sono stati due anni molti critici per l’industria del
gioco online. Per prima cosa, è stata approvata la legge dell’
UIGEA nel 2006 che vietava a tutte le aziende con cui si potevano effettuare dei pagamenti, di sospendere sia l’invio che il ricevimento di denaro dai luoghi in cui si giocava online.
Gli ultimi sviluppi, invece, hanno portato l’atto legislativo da parte del governo britannico che approva la pubblicitàdei casinò in rete, ma solamente da determinati paesi che si trovano su una
lista che loro hanno verificato.
In seguito all’emanazione di questa legge, dal 1 Settembre molti operatori del gioco online hanno trasferito le loro basi operative verso paesi che sono nella " Lista Bianca " in modo da poter fare pubblicitàin Gran-Bretagna. Queste nazioni sono coloro, che hanno superato i controlli rigorosi da parte del governo inglese.
Malta, è uno di quei paesi che si trova sulla " Lista Bianca " ed inoltre ha guadagnato molti quattrini con l’approvazione del trattato britannico. Ben 27 aziende diverse tra loro, che riguardano i casinò online hanno fatto richiesta per poter trasferire la loro base operativa in questo stato. Il 1 Settembre vi erano 84 aziende dei giochi su internet insediati a Malta, con altre 36 societàaggiuntive che attendono il via libera per l’autorizzazione a commercializzare i loro prodotti in questa nazione.
Tuttavia, non tutti i membri dell'industria del gioco online sono soddisfatti di questi sviluppi. Lo scopo iniziale del trattato della Gran Bretagna, era quello di possedere solamente alcuni
casinò online con base nel Regno Unito e pubblicizzare in modo legale.
Invece, soltanto 14 tra le migliaia di aziende del gioco su internet hanno richiesto queste autorizzazioni da parte del governo britannico - per il fatto che questi siti sono stati tassati come i casinò reali del 15 %.
A Malta, invece , sono in vigore dei tassi ridotti che si aggirano sul 2.5%, ed ecco così, spiegato il motivo del perché questa nazione è molto richiesta tra gli addetti ai lavori dei giochi online, è netto il contrasto con le decisioni della Gran Bretagna.